your heart is pure,
and your mind is dear.



14.4.11

MARGARET HOWELL


 

 



 



 



fall 2011
*
-

13.4.11

botanica (14)

DENTE DI LEONE (Taràssaco)

























foto: riviera t.

Il taràssaco comune è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Asteracee.
L'
epiteto specifico ne indica le virtù medicamentose, note fin dall'antichità e sfruttate con l'utilizzo delle sue radici e foglie.
È comunemente conosciuto anche come dente di leone e soffione, o anche con lo storpiamento del nome in taràssacco.
Uno dei nomi comuni del tarassaco è anche piscialetto (nel nord Italia pìsacàn) poiché ai bambini viene di solito raccontato che chi lo coglie la notte bagnerà il letto, da cui il nome.

È una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra i 3–9 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei.
Foglia:
Le foglie sono semplici, oblunghe, lanceolate e lobate, con margine dentato (da qui il nome di dente di leone) e prive di stipole.
Il fusto, che si evolve in seguito dalle foglie, è uno scapo cavo, glabro e lattiginoso, portante all'apice un'infiorescenza giallo-dorata, detta capolino.
Il capolino è formato da due file di brattee membranose, piegate all'indietro e con funzione di calice, racchiudenti il ricettacolo, sul quale sono inseriti centinaia di fiorellini, detti flosculi.
Ogni fiore è ermafrodita e di forma ligulata, cioè la corolla presenta una porzione inferiore tubolosa dalla quale si estende un prolungamento nastriforme (ligula) composto dai petali. L'androceo è formato da 5 stami con antere saldate a tubo; il gineceo da un ovario infero, bi-carpellare ed uniloculare, ciascuno contenente un solo ovulo e collegato, tramite uno stilo emergente dal tubo, ad uno stimma bifido.
La fioritura avviene in primavera ma si può prolungare fino all' autunno. L'impollinazione è di norma entomogama, ossia tramite insetti pronubi, ma può avvenire anche grazie al vento (anemogama).
Da ogni fiore si sviluppa un achenio, frutto secco indeiscente, privo di endosperma e provvisto del caratteristico pappo: un ciuffo di peli bianchi, originatosi dal calice modificato, che, agendo come un paracadute, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino.
Il tarassaco cresce spontaneamente nelle zone di pianura fino ad una altitudine di 2000 m e in alcuni casi con carattere infestante. È una pianta tipica del clima temperato e, anche se per crescere non ha bisogno di terreni e di esposizioni particolari, predilige maggiormente un suolo sciolto e gli spazi aperti, soleggiati o a mezzombra. In Italia cresce dovunque e lo si può trovare facilmente nei prati, negli incolti, lungo i sentieri e ai bordi delle strade.




Il tarassaco viene usato sia dalla cucina sia dalla farmacia popolare e la terapia a base di tarassaco viene chiamata "tarassacoterapia".
È una pianta di rilevante interesse apistico, che fornisce alle api sia polline sia nettare.



La bellezza semplice del Dente di Leone







-

Dent-De-Leone



-

*

certe persone non arrivano alla spontaneità


-

Bjork (1975)




-

Kiki Smith






-

12.4.11

Scrivo al cuore del Giappone “Ora torniamo a sperare"

BANANA YOSHIMOTO da 'La Repubblica' del 12 aprile 2011 MA IL POPOLO GIAPPONESE NON HA PERSO LA SPERANZA.
Chi è in prima linea sta facendo il possibile. Anche se governo e Tepco sono criticati
Sono orgogliosa nel vedere che i miei conterranei danno prova di gentilezza e disponibilità. Qui tutto è molto diverso da come si crede. A Tokyo conduciamo una vita normale. Siamo informati sull´incidente che ha colpito la centrale nucleare. E quanto ai tagli all´elettricità, non ci creano troppi problemi, dato che sono preordinati per zone e fasce orarie. Nell´area di Tohoku (la più colpita) la situazione è invece molto più grave di quanto risulti dalle notizie. Una tragedia così grande mi lascia senza parole. Prego per le anime delle vittime e per i profughi, tuttora tormentati dal freddo e privi anche dei generi di prima necessità, sperando che possano tornare al più presto a una situazione di normalità.
Ho l´impressione che chi è in prima linea in questa catastrofe, i tecnici della Tepco e gli addetti alla protezione civile, stiano facendo tutto il possibile, anche se continuano a essere oggetto di critiche.
Al momento del terremoto ero in macchina a Tokyo. La mia autovettura è stata sballottata dal sisma, mi sono subito resa conto che stava accadendo qualcosa di grave. Vedevo molta gente uscire dagli edifici, anche se, stranamente, tutti mantenevano la calma. Tutto sommato, a parte la grande paura e qualche piccolo danno nelle case, credo che a Tokyo non sia accaduto nulla di più grave.
Ho invitato a casa mia i colleghi del mio ufficio che non potevano rientrare; e ho incominciato a sentire le notizie alla tv. Vedendo le tragiche immagini dello tsunami mi sono resa conto che le vittime dovevano essere moltissime. Ho pensato che davanti a una tragedia di questa portata non è bene tenere la TV sempre accesa, oltre al tempo indispensabile per tenersi informati. Rivedendo di continuo quelle tragiche immagini si prova un senso di colpe e di impotenza. Che fa male, soprattutto ai bambini.
Nei primi giorni dopo il terremoto ero molto tesa, soprattutto a causa della situazione estremamente grave della centrale nucleare; ora però sono un po´ più tranquilla. Abbiamo avuto qualche problema di approvvigionamento, dato che molti hanno cercato di acquistare grandi quantità di generi di prima necessità. Ma poi anche in questo campo è tornata la calma. Solo la benzina è ancora difficile da trovare.
La grandezza del popolo giapponese si è manifestata nella risposta all´appello del governo per il risparmio energetico. Ora la città è al buio, ma ci sentiamo meno oppressi dal senso di impotenza. Persino nel quartiere di Shibuya, abitualmente sfolgorante di luci (peraltro non necessarie) l´illuminazione ora è più discreta. Credo che questa sia un´esperienza importante per tutti.
Forse a qualcuno sembrerò sacrilega, ma voglio dire che pur non cessando di pensare alle vittime e di piangere per loro, abbiamo bisogno di speranza per vivere. In questi momenti così difficili, la cosa più importante è aver vicini i nostri cari – vederli, sederci a tavola con loro. La sera in cui tutti si sono tappati in casa ho deciso di andare a cena fuori con i miei familiari e amici. Ricorderò per il resto della mia vita la sala del ristorante immersa nella semioscurità – per risparmiare energia – e i sorrisi scambiati con gli altri avventori. Senza alcun dubbio, amore e amicizia sono la nostra speranza.
Penso che il compito di uno scrittore sia quello di esprimerla, questa speranza – non in forma irrazionale, ma con fondamento e metodo. Ed essere così di aiuto ad altri, perché possano immergersi nella parte più preziosa e libera del proprio cuore.
Da piccola mi piacevano i film di Dario Argento, che ho rivisto molte volte. Le immagini dei momenti di paura vissuti nell´isolamento mi hanno poi aiutata a vivere nella realtà quella stessa esperienza. Il mio cuore non si è piegato. L´arte è una forza reale. Anche riceveremo molte informazioni incerte, io continuerò a scrivere romanzi, osservando con più calma il mondo.
Come giapponese, mi sento orgogliosa nel vedere che quasi tutti i miei conterranei danno prova di gentilezza, disponibilità all´aiuto reciproco, capacità di pensare positivamente.
© 2011 Banana Yoshimoto.
Prima pubblicazione El Paìs
Traduzione Elisabetta Horvat

*

la punta di una freccia al cioccolato e nocciole




(da casa mia a te)

ore 07:22






-

Norman Rockwell







*

-

*

riviera t.


-

11.4.11

non sono timidi loro..

riviera t. (..in bici)
*
*


-

*



love love love this


-

*

essere fiore, e non saperlo


-

Olga Chagaoutdinova












*

-

nonamarmi



Nonamarmi is a magazine
for the pure of heart.
People able to stop
denying that the world sucks 
and who get mad about it,
who suffer, who want
things to stop being this way.
They would like everything
to be brilliantly beautiful
and the sky so full of rainbows 
to leave one blind.
People with gastritis,
psoriasis, insomnia,
incapable of doing harm 
to anyone except themselves. 
Incapable of wishing well
if not to everyone


Nonamarmi è una rivista
per persone dal cuore puro.
Persone incapaci di negare 
che il mondo faccia schifo 
e che si arrabbiano per questo,
che soffrono, che vogliono 
che la smetta di essere così. 
Vogliono che tutto 
sia scintillantemente bello 
e il cielo così pieno di arcobaleni 
da rimanerne accecati. 
Persone con la gastrite,
la psoriasi, l’insonnia, 
incapaci di fare del male 
a chiunque se non a se stessi. 
Incapaci di volere il bene 
se non per tutti






10.4.11

il video di ilaria...



..una meraviglia (che porta fortuna)


tè verde cinese di gemma


Ilaria Trionfetti è anche quì


ciao ilaria!  : )


-

oggi e ieri

spring or summer

-

Kate Steinitz


Kate Steinitz, Backstroke, 1930


-

alla rabbia dei puri




riviera t.

la forza eversiva della tenerezza
 una foto di copertina..

(comincio a leggerlo ora)





-


9.4.11

*

vivacità d'animo



-

BABBI





riviera t.

i prelibati waferini alla vaniglia nella scatola 'romagna'

*

-

8.4.11

*



-

floornature









Tato Architects_House_Hieidaira, Japan




-

Andrea Inglese

e tu insisti, dici che esisto, le prove ti rispondo
non bastano i nomi, le cose le cose, capisci?
anche tu confondi preda e ombra, senti dolore?
certo se pizzichi e mi pungi, ma credi che basti
la certificazione nervosa, alberi ne abbiamo
ma il bosco il bosco, ho prodotto e consumato,
poco, e questo non si perdona, si salverà
chi corre, chi occupa un vano, chi ha la mano
dentro il tritacarne, fuori da questa febbre
non siamo che fame, allora parla parla parla,
vivi in giochi di parole, nei lisi fili di frasi,
reti di rame, schermi che il tempo calcificano
e muri di presente accesi sempre, un nemico
calmerebbe l’ansia, una lotta, una breccia,
ma tolte le tracce, i pittogrammi, le foto, il fato
cosa resta? tolte le scarpe, le chiavi di casa,
i vasi d’erica, cosa resta? tolti i segni
che appiccico su carta da parati, i romanzi
in bottiglia, i segnali morse col cucchiaio,
e se tolgo pure te di mezzo, cosa resta?
in quale tempo e luogo, in quale pelle
sono nato e vissuto, in quale stagione
umana ho seminato corti gesti, ho perso
le prime proprietà (corpo e fiato) mai messe
a registro, le attese spastiche, la tua
e la nostra fioritura, e assieme a noi il bosco?
(e potrò dire un giorno, saprò
dire, ma dopo, non ancora, dopo:
trovandomi per strada: “è quasi buio”
ecco, e se non basterà, dirò così:
“sono stanco” oppure “accendiamo
anche quella luce”, non ora, no) 

Andrea Inglese


-

archivio riviera