your heart is pure,
and your mind is dear.



10.1.12

Christian Wijnants



 


summer 2012

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9.1.12

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riviera t.

le 16 del pomeriggio
ieri

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Myanmar (Burma)











da un cugino giramondo
foto: Josephan Malpassi

qualche giorno fa

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8.1.12

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Kairos (καιρός) è una parola che nell’antica Grecia significava “momento giusto o opportuno”. Gli antichi greci avevano due parole per il tempo, kronos e kairos. Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale la seconda significa “un tempo nel mezzo”, un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade. Ciò che è la cosa speciale dipende da chi usa la parola. Chi usa la parola definisce la cosa, l’essere della cosa. Chi definisce la cosa speciale definisce l’essere speciale della cosa. È quindi proprio la parola stessa che definisce l’essere speciale. Mentre chronos è quantitativo, kairos ha una natura qualitativa.
Dal locale verso il temporale passando per la misura giusta, il kairos ha avuto molti significati più o meno stabiliti e compatibili. Lo si traduce spesso come “occasione” ma il termine rende soltanto molto parzialmente un’idea ricca di molte sfaccettature. Non è possibile trovare un termine italiano equivalente che possa segnare tutte le relazioni che la nozione greca ha conosciuto.
Il kairos compie la riunione di due problemi: quello dell’azione e quello del tempo; implica una visione del tempo che possa conciliarsi con un’esigenza d’efficacia dell’azione umana. Il kairos è un momento, ma non inteso come una durata misurabile che si estende da un punto A ad un punto B. Si ricollega ad un certo tipo di azioni che devono essere compiute “tempestivamente” e non tollerano né il ritardo, né l’esitazione.


Kairos, nel campo artistico è la sfumatura trascurabile, la correzione minuscola che favorisce il buon esito.



(wikipedia)


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5.1.12

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a milano


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4.1.12

Romano Levi








lui, le sue grappe e le sue etichette


Non so se la mia grappa sia più buona o cattiva; la faccio sempre così, aggiungendo ai miei errori di un tempo le certezze di chi bussa alla mia porta, fa la coda, aspetta, viene e ritorna. E poi ogni bottiglia è diversa, è come una persona. Non sono sicuro neppure di saper disegnare. Ho cominciato un giorno, per caso. Ho cominciato con l’uomo selvatico, poi è venuta la donna. E tutti a chiedermi chi fosse, perché selvatica. Si vede che non erano delle Langhe, ogni paese aveva la sua donna selvatica. Ma non ho fatto soltanto la donna selvatica, ho fatto fiori, colline, raggi e soli. Ho fatto quello che sapevo fare e ho scritto quello che sentivo raccontare. Certo, disegnare mi piace. Ma il mio lavoro è fare la grappa. In fondo la mia vita è tutta qui, non saprei e non vorrei fare altro. Mi sento vivo, mi diverto


Sono parole di Romano Levi
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Mario Merz


If the Form Vanishes Its Root Is Eternal
(Se la forma scompare la sua radice è eterna
), 1982–89
Neon tubes, 46.6 x 1200 x 4 cm
Solomon R. Guggenheim Foundation, Venice
Gift of the artist 89.3632.a–.b
© Mario Merz, by SIAE 2008 




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3.1.12

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riviera t.


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With A Warmth Inside, I Walk Into The Dark



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riviera t.

 verde acceso

arrivato ieri, grazie!

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2.1.12

Fernanda Pivano & Ettore Sottsass jr., Pensieri di pace









il resto delle pagine, quì

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“Mi ha insegnato ad andare in bicicletta nel vialetto parallelo a corso Vinzaglio, e presto ci siamo avventurati nei viali del Valentino. Un giorno che discutevamo se era più bravo Picasso o Braque eravamo entrati in un viale a senso vietato e un vigile ci aveva fermato per farci la multa. Si era intenerito della nostra distrazione, ci aveva guardato sorridendo, aveva detto: “Siete troppo belli per farvi la multa. Andate, ragazzi, godetevi questa bella giornata”


 (Fernanda Pivano racconta i suoi ventun’anni con Ettore Sottsass, Diari 1917-1973)

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1.1.12

buon nuovo anno


riviera t.


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archivio riviera